Bonifica Amianto

Bonifica dell’amianto mediante rimozione

IMG_1882La rimozione è il procedimento più diffuso perché elimina ogni potenziale fonte di esposizione e consiste nella rimozione definitiva del manufatto.
Tale tecnica di bonifica prevede lo smantellamento del manufatto in amianto, il trasporto e lo smaltimento dei rifiuti prodotti nel pieno rispetto della normativa di settore in materia di Amianto (D.M. 06/09/1994 e D.M. 20/08/1999), Ambiente (Parte IV_ D.Lgs 152/06 e smi / D.M. 120/2014) e Sicurezza (D.Lgs. 81/2008 e smi).
La Assa sas, dietro regolare contratto di appalto, offre all’utenza un servizio completo e a norma, svolgendo tutte le attività preliminari e operative, dal sopralluogo tecnico fino al rilascio della documentazione finale.

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Bonifica dell’amianto mediante incapsulamento

incapsulamentoL’Incapsulamento senza rimozione è un intervento di tipo conservativo e consiste nel trattamento dell’amianto con prodotti penetranti o ricoprenti che tendono a inglobare le fibre di amianto e a costruire una pellicola di protezione sulla superficie esposta. La Assa sas, nello svolgimento di tale attività, attua tutte le metodologie tecniche / operative fissate dalla normativa di settore (D.M. 06/09/94 E D.M- Sanità 20/08/99) ed è in possesso delle abilitazioni previste:iscrizione all’Albo gestori Ambientali, disponibilità di personale qualificato, utilizzazione di prodotti incapsulanti conformi. Come appena accennato è essenziale per essere a norma, è il tipo di incapsulante utilizzato. Pertanto, si ritiene opportuno indicarle alcune specifiche in merito. L’incapsulante è ricoprente o penetrante.

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Bonifica Amianto mediante confinamento o rivestimento

Bonifica-Amianto-mediante-confinamento-o-rivestimentoIl confinamento consiste nell’installazione di una barriera che separi l’amianto dalle aree occupate dell’edificio. Se l’intervento non è associato all’incapsulamento, all’interno dell’area confinata si continua ad avere il rilascio di fibre pertanto il sistema di confinamento adottato deve essere a tenuta. L’intervento deve essere eseguito in conformità al D.M. 06/09/1994 (metodiche di intervento) e al D.M. 20/08/1999 (prodotto incapsulante). Questo intervento è indicato per materiali facilmente accessibili e particolarmente per aree circoscritte (esempio: colonna,tetti,sotto tetti). Nel caso di confinamento di una copertura in cemento amianto (sovra copertura) è necessaria la verifica del carico sopportato dalla struttura con l’installazione delle nuova copertura.

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Cos’e’ l’amianto

L’amianto è un minerale naturale a struttura microcristallina e di aspetto fibroso appartenente alla classe chimica dei silicati e alle serie mineralogiche del serpentino e degli anfiboli. E’ presente in natura in diverse parti del globo terrestre e si ottiene facilmente dalla roccia madre dopo macinazione e arricchimento, in genere in miniere a cielo aperto. In greco, il termine amianto significa immacolato e incorruttibile e Asbesto, altra parola con cui viene chiamato l’amianto, significa perpetuo e inestinguibile. Infatti , esso oppone buone resistenze all’azione del fuoco e del calore, all’azione di agenti chimici e biologici, all’abrasione ed all’usura ed è per questo che veniva utilizzato per realizzare materiali con proprietà fonoassorbenti e/o termoisolanti (esempio: materassini o tessuti).


La normativa italiana comprende sotto il nome amianto, 6 composti distinti in due grandi gruppi: ANFIBOLI e SERPENTINO, e precisamente:

gli ANFIBOLI (silicati di calcio e magnesio), i quali comprendono:

– la Crocidolite (amianto blu);

– l’Amosite (amianto bruno);

– l’Antofillite;

– l’Actinolite;

– la Tremolite.

Il SERPENTINO (silicati di magnesio), il quale comprende:

– il Crisotilo (amianto bianco).


I più grandi produttori mondiali sono stati: Canada (Crocidolite), Africa del Sud (Crocidolite, Crisotilo e Amosite), Russia (Crisotilo), Stati Uniti (Crisotilo), Finlandia (Antofillite) e l’Italia principalmente con la cava di Balangero (Crisotilo), in provincia di Torino. La tremolite e l’actinolite commercialmente erano meno importanti. Allo stato naturale non è dannoso per l’uomo; lo diventa, quando lavorato, per la sua capacità a rilasciare fibre sottili e inalabili. Quindi, i materiali lavorati possono essere classificati in funzione della loro suscettibilità a disperdere fibre, come:

– amianto in matrice friabile – fibre debolmente legate;

– amianto in matrice compatta – fibre fortemente legate (miscela a cemento).


Storia dell’amianto

Dall’antichità fino all’epoca moderna, l’amianto è stato usato per scopi “magici” e “rituali”.

I Persiani e i Romani disponevano di manufatti in amianto per avvolgere i cadaveri da cremare, allo scopo di ottenere ceneri più pure e chiare. Una credenza popolare diceva che l’amianto fosse “la lana della salamandra”, l’animale che, per questo motivo, poteva sfidare il fuoco senza danno.

“… egli riferiva che in quel fango vi era un minerale che aveva una specie di fili come lana. Tali fili vengono seccati al sole e poi pestati in un mortaio di bronzo e successivamente lavati con acqua, così da essere separati dalla terra; la terra poi si getta via e i fili di lana vengono filati e con essi si fanno in seguito delle stoffe” ( da “Il Milione” – Marco Polo – XIII sec).

Ciò è chiaramente rappresentato anche in una stampa francese del XIV secolo, custodita presso La Biblioheque Nationale di Parigi, che si riferisce del viaggio di Marco Polo in Cina, – I grattacapi del boia: il condannato vestito con amianto non prende fuoco. Nel ‘600 il medico naturalista Boezio utilizza l’amianto nelle medicine di quel periodo. Fino agli anni ’60 l’amianto è rimasto presente nei farmaci: in una polvere contro la sudorazione dei piedi e in una pasta dentaria per le otturazioni. La prima utilizzazione dell’amianto da parte dell’industria risale agli ultimi decenni dell’ 800. Nel 1903, vengono sostituiti nella Metropolitana di Parigi i materiali infiammabili con manufatti contenenti amianto, compresi i freni delle carrozze. Lo stesso avvenne nella metropolitana di Londra e poi nel 1932 per la coibentazione del translatlantico Queen Mary. Questi eventi furono molto reclamizzati tanto da favorirne una massiccia diffusione in scuole, ospedali, palestre, cinema e in tutti i settori industriali. Nel 1912 un ingegnere italiano costruisce per primo una macchina per la produzione di tubi in cemento-amianto. In Italia, nella seconda metà degli anni ’50, si coibentarono con l’amianto le carrozze ferroviarie, fino ad allora isolate con sughero.

Eternit e amianto, dall’ inizio alla fine

L’amianto comunemente viene chiamato anche eternit. In realtà tale termine è un marchio registrato di fibrocemento e il nome di una ditta che lo produce.

Infatti, nel 1901 l’austriaco Ludwig Hatschek brevetta il cemento- amianto e lo battezza eternit (dal latino aeternitas, eternità). Un anno dopo Alois Steinman acquista la licenza per la produzione e nel 1903 inizia la produzione in scala mondiale dei vari elementi in amianto. L’ eternit diventa diffusissimo e nel 1911 la produzione di lastre e tegole è a pieno ritmo. Nel tempo in eternit sono stati prodotti e diffusi milioni di elementi dalle più svariate applicazioni non solo nel campo delle costruzioni. Dalle lastre di rifinitura edile alle tegole, tubi per acquedotti e canne fumarie, lastre di rivestimento e copertura ondulata per tetti e capannoni industriali e in parecchi oggetti di uso quotidiano.. persino fioriere e sedie da spiaggia in eternit! Ma nel 1984, le fibre di amianto vengono via via sostituite da altre fibre non cancerogene fin quando nel 1994, l’ultimo tubo contenente amianto lascia la fabbrica.


In Italia, l’obbligo di cessazione dell’impiego dell’amianto, viene introdotto con la Legge n° 257/92. Le norme di attuazione di tale legge sono state emanate successivamente. Nel 1994 infatti viene emanato un Decreto ministeriale che detta le norme comportamentali sul cantiere, individuando le tecniche di bonifica (DM 06/09/94).

Diffusione dell’amianto, perchè

L’amianto è stato ampiamente utilizzato per una molteplice serie di prodott,i legati sia al settore tecnologico delle costruzioni che a varie attività industriali. Infatti, nei siti industriali è stato molto diffuso per la presenza nei manufatti utilizzati in edilizia (tramezzature, coperture,tubi, impianti rivestimento,isolamento..). La sua diffusione è stata dovuta alle sue caratteristiche: struttura fibrosa, facile lavorazione, basso costo e facile tipologia estrattiva ( le cave di estrazione erano a cielo aperto).

Tipologia e campi di utilizzo dell’ amianto

Le tipologie di materiali contenenti amianto sono due:

MATERIALI FRIABILI: materiali che possono facilmente essere sbriciolati o ridotti in polvere mediante la semplice pressione manuale. Questi materiali comprendono amianto spruzzato o in fiocchi (fIoccato), cartoni di amianto, corde e nastri;

MATERIALI COMPATTI: materiali duri che possono essere sbriciolati o ridotti in polvere solo con l’impiego di attrezzi meccanici (dischi abrasivi,frese, trapani…): questi materiali comprendono cemento amianto (o eternit) e sinadio, amiantite, materiale d’attrito per freni e frizioni, altri manufatti.


I campi di utilizzo dell’amianto:

INDUSTRIA:

– materia prima per manufatti;

– isolante termico nei cicli ad alta temperatura (es. centrali termiche, termoelettriche, industria chimica, siderurgica, vetraria, ceramica, alimentare, distillerie, fonderie);

– isolante termico per cicli a basse temperature (es. impianti frigoriferi);

– isolante termico e barriera antifiamma nelle condotte per impianti elettrici;

– materiale fonoassorbente.

EDILIZIA:

– spruzzato per rivestimento al fine di aumentare la resistenza al fuoco;

– nelle coperture, sotto forma di lastre piane o ondulate ( quelle ondulate servivano per copertura di edifici civili o industriali, mentre quelle piane servivano in genere da pareti divisorie non portanti), per tubazioni,serbatoi e canne fumarie: cemento–amianto (ETERNIT);

– in elementi prefabbricati

– in intonaci

– nei pannelli per contro-soffittature;

– nei pavimenti in vinil-amianto.

AMBITO DOMESTICO:

– in alcuni elettrodomestici (es. asciugacapelli, forni, ferri da stiro);

– nei teli da stiro e nei guanti da forno;

– nei cartoni posti in genere a protezione degli impianti di riscaldamento.

MEZZI DI TRASPORTO:

– nella coibentazione di treni, navi e autobus;

– nei freni, nelle frizioni, nelle vernici e nei mastici “antirombo”, nelle guarnizioni;

– negli schermi parafiamma.

USI RARI O INSOLITI:

– adesivi e collanti;

– nei teatri: sipari, scenari che simulano la neve e ragnatele impolverate, ecc.;

– sabbia artificiale per giochi dei bambini.

– tessuti ignifughi per l’arredamento: tendaggi e tappezzerie;

– tessuti per imballaggio: sacchi per posta;

– tessuti per l’abbigliamento, ignifughi e non;

– carta e cartone: filtri per purificare bevande, acidi, etc.,

– filtri di sigarette e da pipa, assorbenti igienici interni, suolette interne da scarpe.

La pericolosità dell’ amianto

Le eccezionali proprietà legate alla struttura ed alla microstruttura sono la causa principale della tossicità a seguito di inalazione dell’amianto. Purtroppo il riconoscimento delle malattie dovute all’esposizione professionale all’amianto è stato possibile solo dopo molti anni, nonostante già nel 1907 siano state scoperte malattie causate dall’inalazione di fibre di amianto.

Murray fu il primo a descrivere la fibrosi polmonare in lavoratori tessili della Gran Bretagna (Craighead et al., 1982). Tra il 1920 ed il 1950, vengono descritti casi di fibrosi polmonari e di mesotelioma maligno in lavoratori, dovute certamente all’inalazione di fibre di amianto (Lemen etal., 1980). Nel 1955, il rischio di carcinoma nei lavoratori di amianto viene definitivamente riconosciuto (Doll, 1955). L’universale accettazione dell’associazione tra l’esposizione ad amianto e patologie professionali amianto-correlate arriva solo più tardi con studi epidemiologici su lavoratori di amianto (Checkoway et al., 1989). Oggi è provato che l’amianto è cancerogeno ed in Italia l’estrazione, l’importazione, l’esportazione, la commercializzazione e la produzione di amianto, prodotti di amianto o contenenti amianto è vietata dalla Legge n. 257 del 1992.

Le dimensioni sono tali che le fibre possono sfuggire al filtro operato dalle mucose nasali e raggiungere i polmoni. Il corpo estraneo può restare conficcato nei tessuti polmonari, creando un centro di possibile sviluppo delle malattie associate all’esposizione ad amianto:

ASBESTOSI: malattia cronica professionale dell’apparato respiratorio, insorge dopo 10-15 anni dall’esposizione medio alta ad amianto; si tratta di una fibrosi con ispessimento e indurimento del tessuto polmonare e conseguente difficoltà di scambiodi ossigeno tra aria inspirata e sangue.

CARCINOMA POLMONARE: grave malattia dell’apparato respiratorio che può insorgere anche per basse esposizioni ad amianto (ma non solo…) e dopo periodi molto lunghi,(fino anche a 40 anni).

MESOTELIOMA: raro tumore che colpisce le membrane sierose del rivestimento polmonare (pleura); anche basse dosi di esposizione ad amianto possono sviluppare questa patologia che si manifesta dopo un lungo periodo, dai 20 ai 40 anni.

Si è indicato il livello di esposizione critico come alto, medio o basso, ma è il caso di ricordare che, in teoria, non esiste un valore di soglia per il rischio neoplastico.

In breve:

– maggiore è la dose di fibre inalate nel tempo-vita, maggiore è il rischio di sviluppare tumori polmonari;

– l’abitudine al fumo incrementa fortemente il rischio di sviluppare tumori polmonari;

– nessun tipo di fibra di amianto può essere considerata innocua e anche brevi periodi di intensa esposizione possono costituire un rischio;

– le malattie da amianto possono svilupparsi anche dopo molti anni dalla cessazione dell’esposizione.

Chi è a rischio

GLI OPERATORI EDILI: se demoliscono o ristrutturano edifici in cui è stato usato l’amianto. Anche chi svolge lavori di bricolage a casa propria è a rischio nel caso s’imbatta in materiali contenenti amianto senza saperlo.

CHI ABITA O FREQUENTA UN EDIFICIO: dove l’amianto è stato usato come materiale edilizio che ora si sta deteriorando. Infatti, finché l’amianto è saldamente ” inglobato” con altri materiali e le sue fibre non si disperdono nell’aria, non ci si sono rischi per la salute. Quando i rivestimenti si deteriorano, ad esempio il muro si spezza, si formano crepe, cadono pannelli, bisogna correre urgentemente ai ripari.

CHI FUMA: la sigaretta fa aumentare di mille volte (rispetto ad un non fumatore) il rischio di contrarre il tumore ed in caso di esposizione all’amianto. L’amianto è pericoloso solo se le sue fibre si disperdono nell’aria; infatti provoca malattie nelle vie respiratorie quando viene inalato.

Cosa abbiamo fatto e/o facciamo in Italia per risolvere il problema? Leggi e Norme in Italia

1) Protezione dei lavoratori

2) Restrizioni/divieti di impiego

3) Decreti applicativi del decreto Legislativo 257/92

4) Prevenzione/Riduzione dell’inquinamento Ambientale

Rilascio di fibre di amianto, possibili sorgenti di emissione

– Edifici costruiti con materiali che contenevano o che tuttora contengono amianto, con particolare riferimento a quelle aree maggiormente a rischio quali scuole nelle vicinanze di edifici costruiti con materiali che contenevano amianto;

– Edifici costruiti con materiali che contenevano o che tuttora contengono amianto per i quali è stata programmata o è in essere una attività di bonifica;

– Edifici costruiti con materiali che contenevano o che tuttora contengono amianto bonificati con le tecniche convenzionalmente usate.

Alcuni esempi:

– edifici civili con il tetto costituito da cemento-amianto;

– tipologie di agglomerati industriali costituiti da edifici con il tetto costituito da cemento-amianto;

– tipologie di edifici civili con componenti costituiti da amianto friabile (ad esempio il controsoffitto di garages interrati)

– tipologie di edifici industriali con componenti costituiti da amianto friabile;

– tipologie di edifici nei quali veniva lavorato o trattato l’amianto friabile.

I manufatti presenti negli edifici, possibili localizzazioni dell’amianto

INDICE DEI MANUFATTI PRESENTI NEGLI EDIFICI, CHE POTREBBERO CONTENERE AMIANTO (APRI PDF):

1 INTONACO

2 GUARNIZIONI STUFE

3 PANNELLI

4 COIBENTAZIONE TUBI

5 RIVESTIMENTO CAMINI

6 ELETTRODOMESTICI

7 TUBAZIONI IDRICHE

8 MATERIALI ISOLANTI

9 LASTRE DI COPERTURA

10 CANNE FUMARIE

11 SERBATOI IDRICI

Cosa deve sapere chi intende rimuovere materiali edilizi in cemento-amianto o vinil-amianto

1. Allo stato attuale, non esiste alcun obbligo per i proprietari di immobili di procedere alla rimozione di materiali edilizi in amianto. Il cemento-amianto, ma anche il vinilamianto, se sono in buono stato di conservazione e se vengono lasciati indisturbati, non presentano un pericolo per la salute pubblica.

2. La legge regolamenta in modo puntuale la manutenzione, il trattamento,la demolizione o la rimozione, il trasporto, lo smaltimento, ecc. dei materiali contenenti amianto. In caso di inosservanza sono previste pesanti sanzioni penali per chi esegue e per chi affida i lavori.

3. Le imprese che operano nella rimozione dell’amianto devono essere iscritte all’Albo Nazionale, così come l’impresa di trasporto che conferisce il rifiuto c/o l’impianto di destinazione finale. Anche quest’ultimo deve essere autorizzato. Prima dell’affidamento dei lavori è obbligatorio verificare l’iscrizione / autorizzazione delle imprese coinvolte

FIGURE COINVOLTE NELLA GESTIONE DEL RIFIUTO E TITOLI AUTORIZZATIVI/ABILITAZIONI (APRI PDF)

4. Le Imprese che effettuano attività di rimozione devono presentare un Piano di Lavoro alla ASL competente ed una Notifica preliminare per le rimanenti attività (manutenzione, restauro, incapsulamento senza rimozione, confinamento,ecc.), nei tempi e modalità previste

5. IL committente dei lavori di rimozione dell’amianto in ambito edilizio (proprietario dell’immobile, amministratore del condominio, ecc.)ha l’obbligo di rispettare quanto stabilito dalle norme sui cantieri edili temporanei e mobili. Nei cantieri di rimozione di materiali edilizi contenenti amianto, se è prevista la presenza di almeno un’altra impresa oltre a quella di bonifica (anche non contemporanea) è obbligatoria sia la notifica preliminare, sia la designazione dei coordinatori per la progettazione e per l’esecuzione dei lavori. L’obbligo della Notifica Preliminare è estesa anche nel caso in cui operi la sola impresa di bonifica con una durata presunta dei lavori superiore a 200 uomini-giorno. In caso di lavori privati non soggetti a permesso di costruire è sufficiente designare il coordinatore per l’esecuzione dei lavori.

Sospetta presenza di materiali contenenti amianto, come comportarsi

Quando si sospetta la presenza in un edificio di materiale contenenti amianto, è necessario effettuare una verifica di accertamento. Quest’ultima può essere realizzata con una ricerca documentale o con un’analisi strumentale. La presenza di amianto non comporta di per sé un pericolo per la salute degli occupanti quando questo è in buone condizioni oppure risulta adeguatamente protetto o segregato. Solo se non si applicano corrette procedure di lavoro è possibile che si determini un rilascio di fibre respirabili da chi vi abita o vi lavora.

Pertanto ogni attività svolta nei locali deve essere tale da non provocare una contaminazione ambientale e rendere così possibile l’inalazione.

Una volta accertata la presenza di amianto, il proprietario o l’amministratore dell’edificio dovrà designare una figura responsabile per:

– controllare periodicamente (almeno una volta l’anno per i materiali friabili) lo stato di conservazione dei materiali, al fine di valutare il rischio connesso alla cessione di fibre, e coordinare gli eventuali interventi di bonifica;

– tenere una documentazione relativa all’ubicazione dei manufatti utilizzando le schede allegate al D.M. 06/09/94, con particolare riferimento alle installazioni che necessitano di frequenti interventi manutentivi;

– predisporre le procedure di sicurezza per gli interventi manutentivi e di pulizia e informare gli occupanti dell’edificio sui rischi e sui comportamenti da adottare.

Quando i materiali presenti sono in matrice friabile, la loro presenza dovrà obbligatoriamenteessere segnalata alla ASL competente per territorio (tale procedura è consigliata anche per le coperture in eternit).

SCHEMA DI PROCESSO “PRESENZA DI AMIANTO E STATO DI CONSERVAZIONE” (APRI PDF)

Stato di conservazione dell’amianto, interventi di bonifica e piano di lavoro. aspetti tecnico/documentali e pratici

SCHEMA DI PROCESSO “PRESENZA DI AMIANTO E STATO DI CONSERVAZIONE” (APRI PDF)

Stato di conservazione MCA

La scelta delle modalità di intervento sarà conseguente ad una eventuale valutazione preliminare dello stato di conservazione degli M.C.A. e delle relative quantità da smaltire da parte di tecnici competenti.

E’ necessario premettere che la presenza di materiali contenenti amianto in un edificio non comporta necessariamente un pericolo per la salute degli occupanti. Infatti, se il materiale o il manufatto nel quale sono presenti fibre di amianto si trova in buone condizioni di conservazione e non viene manomesso, è minimo, se non inesistente, il rischio di rilascio di fibre di amianto.

Se però il materiale viene per qualsiasi causa danneggiato, si verifica un rilascio di fibre con conseguente rischio per la salute degli occupanti l’edificio. Il rilascio si verifica anche quando il materiale è in condizioni di degrado oppure è altamente friabile. Ciò premesso, la normativa di riferimento prevede le modalità secondo cui deve essere effettuata la valutazione del rischio amianto. Più precisamente viene stabilito che per la valutazione della potenziale esposizione a fibre di amianto del personale presente nell’edificio sono utilizzabili due tipi di criteri: l’esame delle condizioni dell’ installazione, al fine di stimare il pericolo di un rilascio di fibre dal materiale e la misura della concentrazione delle fibre di amianto aerodisperse all’interno dell’ edificio (monitoraggio ambientale).Inoltre occorre fornire indicazioni circa la eventuale possibilità che l’ amianto possa deteriorarsi o essere danneggiato nel corso delle normali attività.

– MATERIALI INTEGRI NON SUSCETTIBILI DI DANNEGGIAMENTO (non esiste pericolo di rilascio di fibre di amianto in atto o potenziale o di esposizione degli occupanti; in tal caso, è necessario attuare un controllo periodico delle condizioni dei materiali e il rispetto di idonee procedure per le operazioni di manutenzione e pulizia);

– MATERIALI INTEGRI SUSCETTIBILI DI DANNEGGIAMENTO (esiste pericolo di rilascio di fibre di amianto ed è necessario eliminare le cause del possibile danneggiamento e poi attuare un programma di controllo e manutenzione);

– MATERIALI DANNEGGIATI (esiste pericolo di rilascio di fibre di amianto ed è necessario eseguire intervento di restauro dei materiali, in caso di danni circoscritti, oppure un vero e proprio intervento di bonifica tra quelli previsti, vale a dire: rimozione, incapsulamento o confinamento dei materiali contenenti amianto; la bonifica può riguardare l’intera installazione o essere circoscritta alle aree dell’edificio o alle zone dell’ installazione in cui si determina un rilascio di fibre.

Il trattamento va seguito da ditte specializzate e autorizzate per garantire che le procedure avvengano secondo quanto stabilito dalla norma. Ogni intervento di rimozione o smaltimento dei materiali contenenti amianto deve essere preceduto dalla stesura di unpiano di lavoro da parte dell’impresa che svolge i lavori. Dopo 30 giorni dalla presentazione del piano all’ASL di competenza per la verifica e l’approvazione, si è autorizzati a dare inizio ai lavori. È dovere di ogni cittadino chiedere alla ASL di competenza o,comunque, ad aziende specializzate del settore, il modo di effettuare lo smaltimento di qualsiasi oggetto o materiale che si presume contenga amianto L’amianto è infatti considerato un rifiuto speciale e tossico, non assimilabile a rifiuti urbani. Nel caso di interventi di sostituzione che producono grosse quantità di rifiuti, la ditta appaltata deve portare in una discarica o, cmq, in impianto di smaltimento autorizzato il materiale di scarto insieme ai dispositivi di protezione individuali, filtri usati e quant’altro. Come già accennato, se il materiale o il manufatto nel quale sono presenti fibre di amianto si trova in buone condizioni di conservazione e non viene manomesso, è minimo, se non inesistente, il rischio di rilascio di fibre di amianto. Al contrario, se il materiale viene per qualsiasi causa danneggiato, si verifica un rilascio di fibre con conseguente rischio per la salute degli occupanti l’edificio. Il rilascio si verifica anche quando il materiale è in condizioni di degrado oppure è altamente friabile. Ciò premesso, la normativa di riferimento prevede le modalità secondo cui deve essere affidata lavalutazione del rischio amianto. Più precisamente viene stabilito che per la valutazione della potenziale esposizione a fibre di amianto del personale presente nell’edificio sono utilizzabilidue tipi di criteri:

1)l’esame delle condizioni dell’installazione, al fine di stimare il pericolo di un rilascio di fibre dal materiale;la misura della concentrazione delle fibre di amianto aerodisperse all’interno dell’ edificio (monitoraggio ambientale).

2)Indicazioni circa la eventuale possibilità che l’amianto possa deteriorarsi o essere danneggiato nel corso delle normali attività. Vale a dire che, in fase di ispezione visiva dell’installazione, devono essere attentamente valutati il tipo e le condizioni dei materiali, i fattori che possono determinare un futuro danneggiamento o degrado e quelli che influenzano la diffusione di fibre e l’esposizione degli individui. Quanto considerato deve consentire di valutare l’eventuale danneggiamento o degrado del materiale e la possibilità che il materiale stesso possa deteriorarsi o essere danneggiato.


Per valutare l’esposizione è prevista la misura della concentrazione delle fibre di amianto aerodisperse all’interno degli ambienti interessati (monitoraggio ambientale).

Il monitoraggio ambientale, tuttavia, non può rappresentare da solo un criterio adatto per valutare il rischio di rilascio di fibre, in quanto consente essenzialmente di misurare la concentrazione di fibre presente nell’aria al momento del campionamento, senza ottenere alcuna informazione sul pericolo che l’amianto possa deteriorarsi o essere danneggiato nel corso delle normali attività. In particolare, in caso di danneggiamenti spontanei o accidentali, si possono verificare rilasci di elevata entità che, tuttavia, sono occasionali e di breve durata e che quindi possono non essere rilevati in occasione del campionamento.

Devono essere attentamente valutati, ispezionando visivamente:

• l’installazione;

• il tipo e le condizioni dei materiali;

• i fattori che possono influenzare il distacco e la diffusione delle fibre e l’esposizione del personale;

• i fattori che possono determinare un futuro danneggiamento o degrado.


Dovrà essere compilata l’apposita scheda di sopralluogo, per ciascun’area dell’insediamento in cui sono presenti materiali contenenti amianto. I fattori considerati devono consentire di valutare l’eventuale danneggiamento o degrado del materiale e la possibilità che il materiale stesso possa deteriorarsi o essere danneggiato. La valutazione deve essere condotta distintamente per le singole aree in quanto, nell’ambito dello stesso insediamento, possono essere adottate convenientemente soluzioni di intervento differenti, in relazione alla particolare situazione riscontrata in ogni singola area. Esempi concreti sono rappresentati dal danneggiamento di un rivestimento di amianto in un solo locale (es. infiltrazioni di acqua in un bagno) oppure dallo svolgimento in un’area di attività in grado di disturbare i materiali di amianto (passaggio di carrelli di sollevamento che possono urtare le strutture, le tubazioni, ecc.). SCHEDA DI ACCERTAMENTO PRESENZA MCA (APRI PDF)


Nel corso del sopralluogo deve essere effettuato il prelievo di un campione rappresentativo del materiale danneggiato da parte del personale qualificato che verrà sottoposto ad analisi di laboratorio, effettuata da laboratori specializzati. Sulla base delle risultanze viene stilato un documento di valutazione del rischio amianto. Prima di provvedere all’intervento di rimozione è necessario presentare un Piano di Lavoro alla Asl Competente. L’intervento potrà essere intrapreso decorsi 30 giorni dalla data di presentazione. Nel caso di incapsulamento è prevista invece una comunicazione alla ASL per l’attività prevista, contenente tutti i dati relativi all’attività svolta, ai soggetti coinvolti ed alle procedure di prevenzione e protezione previsti nel corso dell’intervento, da inviarsi prima dell’inizio dell’attività (Notifica preliminare)

Interventi di bonifica

Prima di tutto è importante,quindi, controllare lo stato di conservazione di tutte le strutture contenenti amianto ed evitare interventi che possano danneggiarlo. Un buon metodo per sapere se la propria casa contiene amianto, sarebbe quello di consultare i piani di progettazione e di costruzione con i relativi capitolati d’opera, se esistono. Per la consultazione ci si può rivolgere alla ASL o ad aziende specializzate. Una valutazione dell’effettiva presenza di fibre di amianto nell’ambiente è possibile solo mediante un metodo che permette il riconoscimento della tipologia minerale delle fibre, cioè la tecnica della dispersione cromatica o microscopica elettronica analitica. Qualora si individuassero materiali contenenti amianto, deve essere attuato un programma di controllo periodico e manutenzione da parte di personale tecnico specializzato che verifichi se il materiale è in buone condizioni, duro e compatto, difficilmente danneggiabile. Quando si riscontra che il materiale contenente amianto è friabile, danneggiato o deteriorato, è necessario richiedere un intervento di bonifica. Le tecniche di intervento possono prevedere PROVVEDIMENTI DI RESTAUTO DEI MATERIALI O PROVVEDIMENTI DI BONIFICA (APRI PDF).

Il restauro è indicato preferibilmente per rivestimenti di tubi e caldaie o per materiali di tipo cementizio che presentino danni circoscritti ad una superficie non superiore al 10 % del totale e prevede un successivo programma di manutenzione e controllo . Prima dell’effettuazione dell’intervento è prevista la redazione e presentazione alla ASL competente della notifica preliminare.

Le tecniche di bonifica previste dal DM 06/09/94 sono tre:

1 LA RIMOZIONE presenta il vantaggio di eliminare definitivamente il problema amianto e conseguentemente ogni programma di manutenzione e controllo. Presenta comunque l’inconveniente di essere una operazione dispendiosa, che comporta un elevato rischio di contaminazione ambientale, se non viene condotta con scrupolosa osservanza delle norme tecniche, e produce rifiuti pericolosi.

Un intervento di rimozione eseguito da imprese poco esperte può elevare pericolosamente la concentrazione di fibre di amianto nell’aria respirabile nonché una contaminazione ambientale e determinare un aumento del rischio di malattie da amianto.


2 L’INCAPSULAMENTO è una tecnica di inibizione del materiale contenente amianto che viene trattato con sostanze in grado di formare un rivestimento compatto che si mescola alla struttura preesistente rinforzandola (D.M. 20 agosto 1999). Tale tecnica presenta il vantaggio di proteggere dal rilascio di fibre, migliorare la resistenza del materiale e non produrre rifiuti. Tuttavia comporta la necessità di mantenere, nel tempo, un programma di manutenzione e controllo in quanto soluzione non definitiva.

Inoltre, in caso di trattamenti di coperture in cemento-amianto, si impone per il fissaggio delle fibre un’operazione preliminare di pulizia che può determinare un notevole rilascio delle stesse. SCHEMA ALLEGATO DIAGRAMMA INCAPSULAMENTO(APRI PDF)


3 IL CONFINAMENTO consiste nel costruire una protezione contro il rilascio delle fibre (sopracopertura, controsoffittatura) che non produce rifiuti, ma non risolve definitivamente il problema.

Inoltre, in caso di coperture, è necessario individuare i materiali non idonei a sopportare il peso della sopracopertura la quale, per l’installazione, necessita di un ancoraggio alla struttura preesistente con la foratura della stessa. Questa operazione deve essere effettuata evitando l’uso di strumenti vibranti ad alta velocità, ma utilizzando solo apparecchi a bassa velocità e con sistema di aspirazione incorporato, ad elevata efficienza. Tale intervento comporta la necessità di mantenere nel tempo un programma di manutenzione e controllo, in quanto soluzione non definitiva.

Questo metodo non va bene se l’amianto è molto friabile o spesso più di 2 centimetri; se ci sono infiltrazioni d’acqua o vibrazioni, se il materiale è situato in luoghi raggiungibili dalle persone soggetti a possibili urti. Inoltre, è da tener presente che lo stato del materiale va sempre controllato negli anni successivi.

Occorre infine ricordare che:

ogni intervento di ristrutturazione o demolizione di strutture contenenti materiali con amianto deve essere sempre preceduto dalla rimozione dell’amianto stesso, al fine di eliminare il possibile rischio di dispersione delle fibre. DIAGRAMMA DI FLUSSO PER LA SCELTA DEL METODO DI BONIFICA (APRI PDF)


Piano di Lavoro – Struttura Nel Piano di lavoro dovranno essere indicate tutti i dati relativi ai soggetti coinvolti, facendo esplicito riferimento ai relativi titoli autorizzativi, ove previsti, e il processo produttivo : dall’allestimento del cantiere allo smaltimento finale, nel rispetto dei dettami delle due normative di riferimento (Dlgs 152/06 e Dlgs 81/2008), più volte richiamate. Di seguito si è provveduto a riportare la struttura che un Piano di lavoro deve avere per essere il più completo possibile:

1. Indicazione delle notizie generali

2. Descrizione dei lavori

3. Misure di protezione dei lavoratori addetti

4. Scheda di rimozione e modifica

5. Smaltimento dei rifiuti

Piano di lavoro e notifica preliminare: tempistiche e modalità

1. Piano di Lavoro (art.256 – Dlgs 81/2008)

Il Piano di Lavoro deve essere presentato alla ASL competente per territorio, per i lavori di rimozione dell’amianto. I lavori possono essere intrapresi decorsi 30 gg dalla data del protocollo della ASL (silenzio – assenso). Nonostante il tacito assenso, molte ASL ritengono necessario dare sempre e comunque riscontro sia all’impresa di bonifica che al committente, dell’avvenuto ricevimento del piano di lavoro attraverso l’invio di una comunicazione. Il P.di Lavoro deve essere presentato allo sportello ASL – S.PRES.A.L.; tuttavia è concesso l’invio per mezzo raccomandata con ricevuta di ritorno. In questo caso decorsi i 30 giorni dalla data della ricevuta di ritorno può essere effettuato l’intervento. Oltre alla presentazione del Piano di Lavoro è obbligatoria la comunicazione alla ASL competente della data di inizio lavori e, successivamente alla chiusura, la comunicazione di fine lavori, con allegato il formulario del rifiuto con indicata l’accettazione dell’impianto finale. L’omessa comunicazione della data di inizio lavori ovvero la comunicazione errata o intempestiva costituisce violazione dell’art.250 (DLgs 81/2008). La data di inizio lavori deve essere comunicata almeno 3 giorni prima. Tuttavia alcune ASL, nelle comunicazioni di avvenuta ricezione del Piano di Lavoro, possono indicare tempistiche di comunicazione di inizio attività diverse da quella indicata (Alcune indicano n° 5 giorni, altre sette!). Inoltre, è opportuno sottolineare che, per qualsiasi integrazione e modifica al Piano di Lavoro, successiva alla presentazione, è necessario inoltrarne comunicazione alla ASL;in questo caso, non ricevendo alcun riscontro da parte della ASL, si potrà procedere all’intervento nelle tempistiche stabilite sulla base della data del protocollo del Piano già presentato. La possibilità di esecuzione dei lavori prima dei 30 giorni previsti dalla norma, senza incorrere in alcuna sanzione, è quella di comprovati e gravi motivi di urgenza, che dovranno essere opportunamente documentati nel piano stesso. In tali casi lo Spresal rilascia un atto specifico di consenso all’intervento, con eventuali note.

2. Notifica preliminare (art. 250– Dlgs 81/2008)

La notifica preliminare deve essere presentata per tutte le attività rimanenti che possono comportare il rischio di esposizione ad amianto, a prescindere dal superamento o meno del valore limite di esposizione (100 fibre/litro). La notifica deve essere presentata per ogni intervento da effettuare e rinnovata e aggiornata ogni qualvolta subentrino modifiche delle condizioni di lavoro che possano comportare un aumento significativo dell’esposizione ad amianto, non potendo verificare a priori tale esposizione con i campionamenti. La data di inizio lavori e la loro durata devono essere nuovamente comunicate in caso di variazioni. Tale comunicazione deve essere esatta, efficace e tempestiva (almeno 1 giorno lavorativo prima)


Indice delle attività rilevanti, effettuate da imprese di bonifica, per cui deve essere presentata la notifica: – bonifica senza rimozione di materiale di amianto compatto e friabile;

– incapsulamento senza rimozione;

– sovra copertura;

– confinamento;

– restauro dei materiali in sede e quant’altro.


Nello specifico si ritiene che la notifica debba essere presentata allo SPRESAL in tutti questi casi:


– bonifiche senza rimozione di qualsiasi natura di materiali di amianto compatto e friabile (incapsulamento,confinamento,ecc.) effettuato da imprese di bonifica (cat.10° e 10B);

– qualsiasi attività di manutenzione su materiali di amianto friabile, indipendentemente dalla sporadicità e dall’intensità;

– qualsiasi attività di manutenzione effettuate da impresa di bonifica (categorie 10° e 10B),perché in questi casi viene meno l’ipotesi di esposizione sporadica;

– manutenzione ordinaria e straordinaria di qualsiasi impianto,dispositivo, attrezzatura, contenenti materiali di amianto, effettuata da imprese che la eseguono con continuità (conduttori,centrali termiche, termoidraulici, conduttori forni e caldaie,ecc.);

– smaltimento e trattamento dei rifiuti, non provenienti da attività di bonifica, seguito da conferimento a discarica, effettuato da parte di imprese autorizzate al trasporto, anche perché in questo caso viene meno l’ipotesi di esposizione sporadica;

– messa in sicurezza di materiali di amianto di qualsiasi tipo, effettuata da imprese di bonifica, perché uniche a poter effettuare questi interventi.

Manufatti rimossi: da materiale a rifiuto da gestire!

Nel momento in cui viene effettuata la rimozione dei materiali contenenti amianto, questi ultimi assumono la qualifica di rifiuti e, pertanto, devono essere sottoposti alla normativa in materia (Parte IV Dlgs 152/06 e successive modifiche ed integrazioni).


Le operazioni di raccolta, trasporto, stoccaggio e smaltimento dei rifiuti contenenti amianto, sono sottoposte alle disposizioni di cui al decreto legislativo 3 Aprile 2006, n° 152 e s.m.i. nonché alla disciplina specifica relativa all’amianto.

Le modalità tecniche con cui effettuare il deposito temporaneo devono essere ricondotte nell’ambito del piano di lavoro e/o progetto di bonifica.

Durante il deposito temporaneo i rifiuti contenenti amianto devono essere opportunamente raccolti e depositati separatamente da altri rifiuti di diversa natura e nel caso si abbia formazione nello stesso luogo di diverse tipologie di rifiuti contenenti amianto, queste tipologie devono essere mantenute separate.

Tutti i materiali contaminati con amianto devono essere raccolti in modo appropriato in sacchi omologati (big bag omologato) o in fogli di polietilene con l’etichetta “Attenzione contiene amianto” e smaltiti secondo quanto stabilito dalla legge. Il codice identificativo del rifiuto (c.e.r.) è 170605° (Allegato D – D. Lgs 152/06 e smi). Tale rifiuto è classificato come rifiuto speciale pericoloso.

1. Classificazione, attribuzione del C.E.R. (Codice Europeo del Rifiuto) e caratteristiche di pericolosità

I manufatti in cemento amianto vengono classificati come rifiuto speciale pericoloso (art. 184 –Dlgs152/06 e smi). Quest’ultimo viene identificato con il C.E.R. 170605* “materiale da costruzione contenente amianto” . La descrizione dei c.e.r. nell’elenco di cui sopra, spesso non è esaustiva. Per questo è necessario descrivere dettagliatamente la tipologia del rifiuto gestito , specificando, di seguito alla descrizione del rifiuto, l’aspetto esteriore dello stesso. Alla luce di ciò dovrà essere riportata la seguente dicitura (prendiamo ad esempio le lastre ondulate in eternit!):

c.e.r.: 170605* – descrizione: materiali da costruzione contenenti amianto (lastre ondulate)

Secondo il principio della preponderanza, al rifiuto in cemento amianto viene attribuita la caratteristica di pericolo “cancerogeno”, individuata dal codice H7 “CANCEROGENO”: sostanze e preparati che, per inalazione, ingestione o penetrazione cutanea, possono produrre il cancro e aumentare l’incidenza (Allegato I alla Parte IV del DLgs 152/06 e smi)

2. Autorizzazioni – Albo Nazionale Gestori Ambientali

Obblighi di iscrizione

La Normativa Rifiuti obbliga le imprese che effettuano la gestione dei rifiuti all’iscrizione All’Albo Gestori Ambientali. Per il materiale contenente amianto prevede l’iscrizione in specifiche categorie, espressamente indicate nel relativo Decreto Ministeriale di attuazione : Categoria 10 A “bonifica di beni contenenti amianto legati in matrice compatta”. Si preme specificare che la categoria 10B “attività di bonifica di beni contenenti amianto effettuata su materiali in amianto friabili” è valida anche ai fini dello svolgimento delle attività di cui alla categoria 10 A .

Per il trasporto dei rifiuti di amianto compatto (c.e.r. 170605*) è prevista l’iscrizione ad un’altra categoria( Categoria 5). Questi ultimi, però, pur se pericolosi, non sono sottoposti alla Normativa ADR.

Ad oggi, qual’è la situazione in Italia

La Legge 257/92 ha sancito il divieto dell’amianto. Successivamente sono stati emanati svariati decreti applicativi della stessa. Nel nostro paese , infatti, sono previste precise procedure burocratiche ed operative per la bonifica dell’amianto, sia a protezione delle persone che dell’ambiente(si vedano a riguardo i paragrafi precedenti). I rifiuti prodotti dalla bonifica dell’amianto vengono destinati direttamente alla discarica(Operazione D.1),oppure ad impianti di smaltimento, autorizzati al deposito preliminare(operazione D.15: Stoccaggio provvisorio dei rifiuti in apposita area ) che , nel rispetto dei modi e tempi previsti, provvedono ad avviarli all’operazione D1, conferendoli c/o una discarica autorizzata ( deposito definitivo “autorizzato” nel suolo e sul suolo in apposite aree controllate). Purtroppo, però, in Italia sono innumerevoli i casi di abbandono di rifiuti di amianto in aree pubbliche o di proprietà altrui. L’abbandono ha effetti dannosi sia per l’uomo che per l’ambiente ed è per questo che è severamente sanzionato dal Testo Unico Ambientale (Parte IV- ART.255).

Qual’è la situazione nel resto del mondo

In linea con l’Italia, molti paesi hanno dichiarato guerra all’amianto. Tra questi, in testa troviamo gli Stati Uniti, molto sensibili al problema …

Metodo di bonifica brevettato negli USA: trattamento chimico (in situ). Quest’ultimo consiste nella trasformazione chimica dell’amianto, che viene letteralmente sciolto da una miscela di acidi, fluoruri e tensioattivi; questa miscela viene spruzzata in forma di schiuma e lasciata agire per un giorno. Le fibre di crisotilo vengono attaccate selettivamente, lasciando inalterati gli altri costituenti minerali. Purtroppo in altri paesi (Brasile, Canada, Croazia, lndia,… )si continua ad estrarre, lavorare e commercializzare l’amianto…e vengono scoperte applicazioni innovative: L’amianto favorisce l’idratazione dei cementi!!!

Esiste una soluzione alternativa alla discarica

Sono previsti dei trattamenti chimico-fisico che rendono innocuo l’amianto, modificandone la struttura cristallo-chimica:

– D.M. 29/07/2004, n. 248, G.U. 05/10/2004, n. 234 Regolamento relativo alla determinazione e disciplina delle attività di recupero dei prodotti e beni di amianto e contenenti amianto.

IL MINISTRO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO di concerto con IL MINISTRO DELLA SALUTE e con IL MINISTRO DELLE ATTIVITA’ PRODUTTIVE. Vista la legge 27 marzo 1992, n. 257, recante norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto;

… omissis …

I disciplinari tecnici definiscono ed individuano i processi di trattamento dei rifiuticontenenti amianto. I trattamenti che, come effetto, conducono alla totale trasformazione cristallochimica dell’amianto, rendono possibile il riutilizzo di questo materiale come materia prima.

… omissis …

– Dall’allegato del D.M. 29/07/2004, n. 248, G.U. 05/10/2004, n. 234

una possibile soluzione definitiva del PROBLEMA AMIANTO in Italia è l’inertizzazione e riciclo del prodotto inertizzato. Consiste nel trattamento termico del rifiuto: l’amianto,trattato a temperature maggiori di 900 °C, si trasforma infasi cristalline innocue, con completa la distruzione dellefasi fibrose. Il materiale inertizzato, INNOCUO, può essere RICICLATO come materia prima per altri processi industriali. Esistono nuove soluzioni innovative anche in Italia che speriamo possano vedere presto la luce e portare alla soluzione definitiva del problema amianto. Tra queste, recentemente è stato sviluppato un:

– Processo industriale per la trasformazione termica di lastre di cemento-amianto utilizzando un forno continuo;

– Processo di trasformazione termica diretta di pacchi sigillati contenenti lastre di cemento-amianto;

– Processo di trasformazione termica diretta dell’intera confezione di lastre avviene utilizzando un forno continuo “a tunnel” con Tmax =1200 e 1300 °C;

– Il forno industriale deve essere dotato di un sistema di post-combustione attraverso il quale devono passare tutti i fumi derivanti dai processi di trasformazione;

– Processo innovativo perché non prevede intervento meccanico prima della RICERCA PER IL RICICLO DEI MATERIALI CONTENTI AMIANTO.

Risultati sperimentali sono già stati ottenuti per il riciclo in impasti ceramici da grès porcellanato e pigmenti ceramici (Industria delle piastrelle ceramiche). Sono in corso ricerche per verificare la possibilità di riciclo nella:

– Industria del cemento;

– Industria della plastica;

– Industria dei laterizi;

– Produzione di nuovi materiali (ex zeoliti).

Esistono materiali sostitutivi dell’amianto

L’amianto ha delle caratteristiche fondamentali come isolante termico ( poco conduttore del calore), è resistente al fuoco ed è un ottimo isolante acustico. Inoltre è inattaccabile dagli acidi. Non trascurabile infine sono le sue caratteristiche di adattabilità alle più svariate tecniche applicative (a spruzzo, in matrice cementizia, in matrice plastica, nella carta, come fibra tessile ecc). Per questi motivi non è stato possibile sostituirlo con un solo materiale, bensì è stato necessario effettuare tale sostituzione con una serie di materiali che possono dare i migliori risultati in relazione alle diverse applicazioni. Per comprendere la consistenza dell’amianto nei vari settori di impiego, vengono riportati di seguito alcuni dati:

– Cemento-amianto 69%

– Coibentazioni di tubature 10%

– Cartoni 7%

– Freni e frizioni 3%

– Tessuti 2%

– Altro 9%

i principali materiali che vengono utilizzati in sostituzione dell’amianto sono:

– Lana di vetro

– Lana di roccia

– Lana di scoria

– Filamenti di vetro

– Altre fibre artificiali (polipropilene) o naturali (cellulosiche)


Ad oggi sono ancora in corso le valutazioni tossicologiche su tali materiali.

La IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) ha emesso una monografia ( monografia n.43 del 1988 sull’argomento). Le conclusioni si possono così sintetizzare:

– per la lana di vetro il giudizio è: possibile cancerogeno per l’uomo (gruppo 2B)

– per la lana di roccia: possibile cancerogeno per l’uomo (gruppo 2B)

– per la lana di scoria: possibile cancerogeno per l’uomo (gruppo 2B)

– per i filamenti di vetro: non classificabile per quanto attiene la cancerogenicità (gruppo 3)


Pertanto è evidente che è necessario prendere delle precauzioni per la manipolazione dei materiali sostitutivi all’amianto anche in relazione al supporto utilizzato (pannello, materassino, inglobati in supporto plastico o cementizio ecc). Per quanto riguarda le fibre di lana di vetro , occorre mantenere una grande precauzione nel loro uso soprattutto per lavorazioni che possono disperdere fibre “respirabili” (lunghezza >5m m, diametro <3m m, rapporto lunghezza / diametro > 3:1).

Bonifica manufatti in cemento amianto, adempimenti burocratici e fase operativa - sintesi

Sulla base di quanto finora affrontato in materia, si ritiene opportuno delineare le fasi essenziali delle attività previste dalla normativa di settore, per mezzo di uno schema di processo che ne ripercorrerà tutto l’iter procedurale e operativo.


1° – FASE Accertamento della presenza di amianto negli edifici:

a. consultazione dei documenti inerenti le modalità di costruzione dell’edificio;

b. analisi chimica del materiale (prelievo campione in sito e consegna a laboratorio specializzato), se non accertabile dalla documentazione di cui sopra;

c. in caso di assenza di amianto, la procedura deve ritenersi chiusa: i documenti di accertamento dovranno essere conservati;

d. In caso di presenza di amianto: è necessario procedere con la fase due.


2° – FASE Stato di conservazione dei manufatti in cemento amianto, per mezzo di: a. analisi visiva;

b. documentazione fotografica;

c. analisi chimica del materiale (prelievo campione in sito e consegna a laboratorio specializzato), se non ancora effettuata;

d. verifica del rilascio di fibre aerodisperse e dello stato di conservazione con monitoraggio ambientale (stop alla prova a strappo: In data 09/07/2009 la Norma UNI 10608:1997 è stata ritirata; pertanto non potrà più essere utilizzata come metodologia di prova dello stato di degrado superficiale dei manufatti in cemento amianto-Fonte: Catalogo UNI) – consegna al laboratorio specializzato dei filtri e di altri campioni utilizzati.


E’ prevista la compilazione di una scheda di sopralluogo.


3° – FASE Risultanze analitiche e scelta dell’intervento più appropriato: casisitiche

a. materiale integro non suscettibile a danneggiamento:

– controllo periodico delle condizioni dei manufatti;

– individuazione e rispetto di idonee procedure per la manutenzione e la pulizia.

b. materiale integro suscettibile a danneggiamento:

– eliminazione delle cause del possibile danneggiamento;

– attuazione di un programma di manutenzione e controllo.

c. materiale danneggiato:

– restauro dei materiali in caso di danni circoscritti;

– intervento di bonifica da individuare tra quelli previsti dal D.M. 06/09/1994 , in relazione allo stato dei manufatti, all’accessibilità ed alla locazione degli stessi:

Rimozione / Incapsulamento/ Confinamento

La bonifica può riguardare l’intera installazione o essere circoscritta alle aree dell’edificio o delle zone dell’installazione in cui si determina un rilascio di fibre.

Nel caso in cui si verificasse la fattispecie di cui alla lettera c) è necessario passare alla seguente fase quattro.


4° – FASE Indicazione dell’intervento da svolgere e delle relative procedure Di seguito verrà indicato il tipo di attività scelta e le fasi salienti delle relative procedure da attuare per operare nel rispetto della normativa vigente:

a. Incapsulamento

– Il committente appalta l’opera di bonifica ad un’impresa con idonei requisiti;

– Il committente richiede al fornitore (o all’azienda di bonifica, qualora fosse quest’ultima a doversi occupare di tale fornitura) l’attestazione di conformità del rivestimento incapsulante;

– Notifica preliminare alla ASL competente prima dell’inizio dell’attività, con indicazione della data esatta in cui avranno inizio (La data di inizio lavori viene indicata nella notifica e può essere successiva a quest’ultima, in caso di variazioni) – a cura dell’azienda di bonifica a cui è stato affidato l’intervento;

– Svolgimento dell’ intervento, da parte dell’azienda di bonifica, nel rispetto di quanto previsto dalla normativa rifiuti e dalla normativa sulla salute e sicurezza;

– Comunicazione fine lavori alla ASL: a cura dell’intervento di bonifica;

– Rilascio al committente ,da parte dell’azienda di bonifica, dell’attestazione dell’esecuzione dei lavori , che sarà conservata da quest’ultimo e presentata,su richiesta, all’organo di vigilanza competente per territorio;

– Programma di manutenzione e controllo: a cura del committente.

b. Confinamento

– Il committente appalta l’opera di bonifica ad un’impresa con idonei requisiti;

– Presentazione D.I.A. al comune di appartenenza: a cura del committente;

– Svolgimento dell’ intervento, da parte dell’azienda di bonifica, nel rispetto di quanto previsto dalla normativa rifiuti e dalla normativa sulla salute e sicurezza;

– Comunicazione fine lavori alla ASL: a cura dell’intervento di bonifica.

c. Rimozione

– Il committente appalta l’opera di bonifica ad un’impresa con idonei requisiti;

– Redazione e presentazione alla ASL competente del Piano di Lavoro (l’intervento dovrà essere effettuato dopo 30 giorni dalla data di presentazione del P.di Lavoro) – indicazione della data presunta dei lavori;

– Comunicazione di inizio attività alla ASL competente;

– Svolgimento dell’ intervento, da parte dell’azienda di bonifica, nel rispetto di quanto previsto dalla normativa rifiuti e dalla normativa sulla salute e sicurezza;

– Conferimento dei rifiuti rimossi c/o impianto di smaltimento autorizzato (il trasporto dovrà essere autorizzato e accompagnato dal formulario di identificazione dei rifiuti);

– Comunicazione di fine lavori alla ASL competente, con allegato il Formulario con l’accettazione da parte dell’impianto finale;

– Rilascio al committente di tutta la certificazione attestante la corretta gestione dell’intervento: a cura dell’azienda di bonifica ( copia P.di Lavoro con protocollo ASL – copia comunicazioni ASL – copia formulario con accettazione dell’impianto di smaltimento – copia analisi effettuate sul campione).

Norme e leggi

SICUREZZA

– Decreto Legislativo 106/2009 (APRI PDF)


– Linee Guida SPRESAL – Prime indicazioni operative per l’applicazione del D.Lgs. 81 2008(approvato il 5 Dicembre 2008: Roma). (APRI PDF)


– Decreto Legislativo del 9 Aprile 2008, n. 81 “Tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro”. (APRI PDF)


– D.M. del 20 agosto 1999 (G.U.R.I. n° 249 – Serie Generale Parte Prima del 22.10.99) “Ampliamento delle normative e delle metodologie tecniche per gli interventi di bonifica, ivi compresi quelli per rendere innocuo l’amianto, previsti dall’art. 5, comma 1, lettera F), della legge 27 marzo 1992, n° 257, recante norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto. (APRI PDF)


– D.M. del 12 febbraio 1997 – Criteri per l’omologazione dei prodotti sostitutivi dell’amianto.(APRI PDF)Vedi allegato DM_12_02_97.pdf


– Decreto Ministero della Sanità 14 maggio 1996 (G.U. 25.10.1996, n. 251 suppl.) Normative e metodologie tecniche per gli interventi di bonifica, ivi compresi quelli per rendere innocuo l’amianto, previsti dal primo comma dell’articolo n. 5, lettura F, della legge del 24 maro 1992, n. 257, recante: nome tecniche alla cessazione dell’impiego dell’amianto. (APRI PDF)


– D.M. del 26 ottobre 1995 – Ministero della Sanità. Normative e metodologie tecniche per la valutazione del rischio, il controllo, la manutenzione e la bonifica dei materiali contenenti amianto presenti nei mezzi rotabili. (APRI PDF)


– Circolare del 12 aprile 1995 n. 7 Ministero della sanità – Circolare esplicativa del D.M. 6.09.1994. (APRI PDF)


– Decreto Ministeriale del 6 settembre 1994 – Normative e metodologie tecniche di applicazione dell’art.6, comma 3, e dell’art.12, comma 2, della legge 27 marzo 1992, n. 257, relativa alla cessazione dell’impiego dell’amianto. (APRI PDF)


– Legge del 27 marzo 1992, n. 257 “Norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto” (Gazzetta Ufficiale 13 aprile 1992, n. 87). (APRI PDF)


AMBIENTE


– Decreto Legislativo del 205/2010 (APRI PDF)


– Decreto ministeriale 22 dicembre 2010 – Modifiche ed integrazioni al Decreto 17 Dicembre 2009, recante l’istituzione del sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti. (APRI PDF)


– Decreto ministeriale 28 settembre 2010 – Modifiche ed integrazioni al decreto 17 dicembre 2009, recante l’istituzione del sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti. (10A11755) (GU n. 230 del 1-10-2010). (APRI PDF)


– Decreto ministeriale del 9 luglio 2010 – Modifiche ed integrazioni al decreto 17 dicembre 2009, recante l’istituzione del sistema di controllo della tracciabilita’ dei rifiuti, ai sensi dell’articolo 189 del decreto legislativo n. 152 del 2006 e dell’articolo 14-bis del decreto-legge n. 78 del 2009, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 102 del 2009. (10A08554) (GU n. 161 del 13-7-2010) (APRI PDF)


– Decreto ministeriale del 15 febbraio 2010 – Modifiche ed integrazioni al decreto 17 dicembre 2009, recante: “Istituzione del sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti, ai sensi dell’articolo 189 del decreto legislativo n. 152 del 2006 e dell’articolo 14-bis del decreto-legge n. 78 del 2009 convertito, con modificazioni, dalla legge n. 102 del 2009”. (APRI PDF)


– Decreto ministeriale del 17 dicembre 2009 – Istituzione del sistema di controllo della tracciabilita’ dei rifiuti, ai sensi dell’art. 189 del decreto legislativo n. 152 del 2006 e dell’art. 14-bis del decreto-legge n. 78 del 2009 convertito, con modificazioni, dalla legge n. 102 del 2009.(APRI PDF)


– DPCM del 2 dicembre 2008 e allegati approvazione del modello unico di dichiarazione ambientale dell anno 2009. ((APRI PDF PARTE 1)(APRI PDF PARTE 2)(APRI PDF PARTE 3)(APRI PDF PARTE 4))


– Direttiva 2008/98/CE del Parlamento Europeo e del consiglio del 19 novembre 2008 relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive (APRI PDF)


– Decreto Legislativo del 16 gennaio 2008, n. 4. Ultime disposizioni correttive e integrative del Decreto Legislativo 3 Aprile 2006, n. 152, recante norme in materia ambientale (G.U. n 24 del 29/01/2008, S.O. n. 24 ). (APRI PDF)


– Decreto Legislativo del 3 Aprile 2006, n. 152 (Gazzetta Ufficiale n . 8 del 14 Aprile 2006, Suppl. Ordinario n° 96) – estratto della Parte IV. “Norme in materia ambientale”. (APRI PDF)


– Allegati alla Parte IV del Decreto Legislativo del 3 Aprile 2006, n. 152. (APRI PDF)


– Decreto Ministeriale del 3 agosto 2005 “Criteri di ammissibilità dei rifiuti in discarica”. (APRI PDF)


– Decreto del 29 luglio 2004, n. 248 Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio. Regolamento relativo alla determinazione e disciplina delle attività di recupero dei prodotti e beni di amianto e contenenti amianto. (APRI PDF)


– Decreto Legislativo del 13 Gennaio 2003, n. 36 “discariche di rifiuti”. (APRI PDF)


– Circolare del 4 agosto 1998, n. 812/0 – protocollo n. 0 Ministero dell’ Ambiente (Gazzetta Ufficiale 11 settembre 1998, n. 212). Circolare esplicativa sulla compilazione dei registri di carico scarico dei rifiuti e dei formulari di accompagnamento dei rifiuti trasportati individuati, rispettivamente, dal decreto ministeriale 1 aprile 1998, n. 145, e dal decreto ministeriale 1 aprile 1998, n. 148. (APRI PDF)


– Decreto Ministeriale del 28 Aprile 1998, n. 406 “Disciplina dell’Albo Nazionale delle imprese che effettuano la gestione dei rifiuti”. (APRI PDF)


– Decreto Ministeriale del 1 aprile 1998, n. 145 “Regolamento recante la definizione del modello e dei contenuti del formulario di accompagnamento dei rifiuti”. (APRI PDF)


– Decreto Ministeriale del 1 aprile 1998, n. 148. “Regolamento recante l’approvazione del modello dei Registri di Carico e scarico dei rifiuti”. (APRI PDF)


– Direttiva 2008/98/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 19 novembre 2008 relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive (Testo rilevante ai fini del SEE). (APRI PDF)


– Legge 70 94 legge 25 gennaio 1994 num 70 norme per la semplificazione degli adempimenti in materia ambientale, sanitaria, e di sicurezza pubblica. (APRI PDF)

Normativa di Riferimento - L’Amianto nelle strutture edilizie (manufatti in cemento–amianto)

DECRETO LEGISLATIVO 27 marzo 1992, n.257 _ “Norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto” (GU n.87 del 13-04-1992 S.O.)

Decreto Ministeriale del 06/09/1994_ “Normative e metodologie tecniche di applicazione dell’art. 6, comma 3, e dell’art. 12, comma 2, della legge 27 marzo 1992, n. 257, relativa alla cessazione dell’impiego dell’amianto”.

Decreto Ministeriale del 20/08/1999 “Ampliamento delle normative e delle metodologie tecniche per gli interventi di bonifica, ivi compresi quelli per rendere innocuo l’amianto, previsti dall’art. 5, comma 1, lettera f) , della legge 27 marzo 1992, n. 257, recante norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto.”